Piero Chiambretti e i programmi di cucina: “Troppi”





Piero Chiambretti e i programmi di cucina: "Troppi". Piero Chiambretti, l’eccentrico presentatore autore di numerosi show, ha rilasciato una videointervista a TerraNova Channel, canale completamente dedicato al settore agroalimentare nazionale ed internazionale. Con la sua solita ironia Chiambretti ha fatto – letteralmente – le condoglianze ai “programmi di cucina”. Con l’abbuffata di programmi sugli chef e sulla cucina infatti Chiambretti ha dichiarato che i cuochi che si vedono continuamente sulle televisioni satellitari, digitali e web “scoppieranno, verranno infilati nel microonde come probabilmente sono stati infilati tanti altri dei protagonisti, ivi compreso anche il sottoscritto in qualche caso, che hanno ripetuto sistematicamente un genere”.

E Chiambretti aggiunge che “oggi l’erotismo di una carota tagliata dalla Parodi è superiore di Siffredi nudo sotto la doccia” riferendosi a I menu di Benedetta, programma su La7 di Benedetta Parodi. E lo showman continua: “c’è probabilmente un desiderio da parte degli italiani di godere partendo dalla gola”. Non potrebbe essere altrimenti visto il continuo bombardamento sui canali televisivi di trasmissioni dedicate al mondo enogastronomico. Ultimi in ordine di arrivo i reality show che si svolgono in cucina come MasterChef, che ha visto la partecipazione come giudici di Carlo Cracco, Joe Bastianich e Bruno Barbieri. Chiambretti afferma che il troppo stroppia. Troppi programmi sul settore infatti “frantumano la mizzica” dice il proprietario di tre ristoranti e grande intenditore della cucina italiana. “Non ho grande dimestichezza con i fornelli. Aprendo i ristoranti ho cominciato a frequentarli, quindi frequentando i ristoranti non ho avuto bisogno di attrezzarmi”.
I ristoranti di Piero Chiambretti sono come lui, originali e senza peli sulla lingua: “il primo è Birilli ed è stato il primo locale a Torino a giocare con il cibo, cioè a inventarsi una storia o una leggenda, un arredamento, che a Torino non esisteva e quindi il nome Birilli dal 1929 fu già una piccola invenzione di marketing perché davano al locale, appena nato, settant’anni di storia”. E poi sono arrivati I Fratelli la Cozza, sempre con le mani in pasta, dove si mangia una ottima pizza, e Sfashion Cafè, in netta contrapposizione con le miriadi di fashion cafè che, appunto, aprono sulla nostra penisola.